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1. Considerazioni generali
Le
ciminiere costituiscono una tipologia strutturale particolarmente
sensibile alle azioni del vento a causa della loro snellezza
e della loro deformabilità. In particolare il distacco
alternato dei vortici dal mantello della ciminiera assume un'importanza
fondamentale nell'analisi del comportamento di tali strutture:
il distacco dei vortici, infatti, avviene secondo una frequenza
fs che è pressappoco costante ed è legata alla
forma e alle dimensioni del struttura, nonché alla velocità
del flusso.
Il distacco dei vortici genera delle forze trasversali alla
direzione del vento, che a loro volta provocano forti oscillazioni
della struttura in direzione perpendicolare a quella del vento.
Man mano che aumenta la velocità del vento, aumenta anche
la frequenza di distacco e di conseguenza l'ampiezza delle oscillazioni
trasversali, e si può arrivare al punto in cui il fenomeno
del distacco sarà governato non più dal vento,
ma dal moto stesso della struttura: questo fenomeno di instabilità
viene detto sincronizzazione. In tale condizione, poiché
il moto della ciminiera avviene in condizioni di risonanza a
frequenza f0 costante, il distacco dei vortici anche avviene
alla frequenza f0 ed inoltre i vortici si distaccano dal mantello
della ciminiera pressappoco tutti nello stesso istante: questo
porta ad un aumento del livello di correlazione delle forze
lungo la struttura e di conseguenza ad un aumento del valore
della forza modale.
Le
oscillazioni indotte dal distacco dei vortici, se non opportunamente
previste in fase di progettazione, possono causare il danneggiamento
per fatica del materiale, oppure addirittura il collasso della
struttura.
La
prevenzione di questi fenomeni può richiedere l'applicazione
di speciali dispositivi per la mitigazione della risposta strutturale,
naturalmente in alternativa all'ovvio provvedimento consistente
nel realizzare una struttura più rigida e resistente.
Sono
numerose le possibilità disponibili: dispositivi passivi
che ostacolano il distacco regolare dei vortici (eliche, schemi
porosi, ecc.), dispositivi passivi che aumentano il valore del
fattore di smorzamento (strati di materiale pesante sul mantello
come gunite o ceramica, smorzatori a massa accordata, ecc.),
dispositivi attivi servocontrollati che applicano in modo automatico
forze antagoniste all'azione del vento (pendoli con attuatori,
smorzatori accordati con attuatori, ecc.).
Nel
lavoro presentato si farà riferimento agli smorzatori
a massa accordata (o Tuned Mass Dampers, TMD): questi
dispositivi sono costituiti da una massa (di solito con valori
che variano tra l'1% e il 5% della massa modale della struttura)
che è realizzata mediante un anello metallico coassiale
disposto in testa alla struttura e avente diametro interno opportunamente
maggiore di quello della ciminiera stessa e sospeso mediante
pendoli ad apposite mensole collegate al mantello (Figura
1, Figura
2 e Figura
3).
La
presenza del TMD allevia le vibrazioni, in quanto l'anello metallico
si muove nella direzione opposta a quella del moto della struttura,
generando delle forze che si oppongono a quelle indotte dal
distacco. Il TMD si basa sul principio che, quando si è
in risonanza, le vibrazioni di un sistema meccanico poco smorzato
possono essere ridotte mediante l'aggiunta di una piccola massa
(sistema ausiliario) che accordata ad una frequenza all'incirca
pari a quella propria del sistema principale. L'aggiunta del
TMD cambia quindi lo schema di calcolo del sistema principale,
aumentandone i gradi di libertà: questo comporta che
le vibrazioni di un sistema a un grado di libertà possono
quindi essere ridotte a quelle di un sistema a due gradi di
libertà dotato di uno smorzamento maggiore (Figura
4).
L'efficacia
degli smorzatori a massa accordata dipende essenzialmente da
un buon dimensionamento dei parametri che li caratterizzano,
ossia il rapporto m tra la massa mTMD dello smorzatore e la
massa modale m1 della struttura, il rapporto W tra la frequenza
fondamentale fTMD dello smorzatore e la frequenza propria f1
della struttura relativa al primo modo di vibrare e, infine,
il coefficiente di smorzamento xTMD dello smorzatore.
2.
Modelli per la determinazione della risposta delle ciminiere
all'azione del vento
La
determinazione della risposta delle strutture flessibili soggette
all'azione del vento presenta problemi non risolvibili esclusivamente
per via analitica. Ciò è dovuto al fatto che,
quando si studia il comportamento aeroelastico di una struttura,
si deve tenere conto dell'esistenza di una interazione bilaterale
tra la corrente fluida e la struttura stessa: infatti, risulta
impossibile considerare quale sistema dinamico quello costituito
dalla sola struttura e considerare il vento solo come la causa
di una azione esterna. Al contrario il sistema dinamico sarà
composto dalla struttura stessa e dal fluido in moto attorno
ad essa. Il problema, quindi, si presenta molto più complesso
di quello che si avrebbe qualora si potessero considerare separatamente
i due fenomeni, cioè quello relativo al moto del cilindro
e quello relativo al flusso del vento. A ciò va ad aggiungersi
il fatto che tale interazione si presenta, in generale, fortemente
non lineare sia nei parametri di stato della struttura che nelle
caratteristiche del vento.
Tuttavia
è possibile effettuare, con opportune ipotesi semplificative,
una linearizzazione delle equazioni del moto, ottenendo in questo
modo una soluzione che consente di valutare la risposta (linearizzata)
della struttura in condizioni di moto stabile. Su tali fondamenti
si basa la teoria quasistatica linearizzata: la risposta così
calcolata può essere scissa in una parte media (risposta
statica) ed in una parte fluttuante a media nulla (risposta
dinamica). A sua volta la risposta dinamica può essere
ulteriormente divisa in due aliquote: la prima, detta quasistatica,
avente contenuto in frequenza a valori alquanto più bassi
della prima frequenza propria della struttura e la seconda,
detta risonante, con contenuto alle frequenze corrispondenti
a frequenze proprie della struttura.
La
teoria quasistatica linearizzata è tuttavia utilizzabile
finché le ampiezze delle oscillazioni sono piccole. Nel
caso di sincronizzazione, invece, il contributo delle forze
indotte dal moto della struttura diventa significativo e le
ampiezze di oscillazione diventano più grandi: in tal
caso si ricorre al modello di Vickery. Questo è
un modello matematico semi-empirico mediante il quale è
possibile valutare la risposta di strutture allungate di sezione
circolare soggette all'azione trasversale del vento in condizioni
di sincronizzazione. Tale modello si basa, infatti, sui dati
ricavati da esperimenti eseguiti, in galleria del vento, su
cilindri liberi di vibrare immersi in un flusso bidimensionale.
Le misurazioni compiute hanno mostrato che la forza trasversale
agente sul cilindro può essere scissa in due aliquote
fluttuanti: la prima è legata al distacco dei vortici
e la seconda è legata alla sola vibrazione del cilindro.
Questo aspetto è considerato nel modello proposto da
Vickery attraverso un artificio: viene, cioè,
introdotto un termine di smorzamento aerodinamico negativo per
tenere conto, appunto, delle forze indotte dal moto. Un approccio
di questo tipo, naturalmente, non tiene conto degli aspetti
analitici del problema (al contrario della teoria quasistatica
linearizzata, che sviluppa un modello analitico), ma si basa
su considerazioni empiriche, ottenendo comunque un alto grado
di affidabilità.
3. Risultati delle simulazioni numeriche
L'obiettivo
del presente lavoro è quello di stabilire l'influenza
dei differenti parametri caratterizzanti il vento, la struttura
principale ed il TMD sulle prestazioni del dispositivo, intese
come capacità di riduzione della risposta.
A tale scopo è stato eseguito un elevato numero di simulazioni
numeriche atte a definire il comportamento aeroelastico della
struttura sia nel caso che questa sia dotata di uno smorzatore
a massa accordata, sia nel caso in cui il dispositivo non è
presente.
La presenza di uno smorzatore a massa accordata previene il
fenomeno della sincronizzazione e fa rientrare, entro limiti
accettabili, i valori degli spostamenti massimi calcolati in
testa alla struttura. L'efficacia del TMD dipende essenzialmente
da una buon dimensionamento dei parametri che lo caratterizzano:
se ben accordati alla struttura, questi dispositivi permettono
infatti di ridurre sensibilmente la risposta dinamica delle
ciminiere. Il criterio di ottimizzazione seguito è stato
quello di controllare le diverse risposte della ciminiera al
variare, da una parte, dei parametri legati alle caratteristiche
della struttura e del vento, e, dall'altra, dei parametri legati
alle caratteristiche del TMD.
Dai dati delle analisi effettuate in diverse condizioni di vento
si è constatato che sia il livello di turbolenza Iu che
il coefficiente di rugosità del suolo a non influenzano
il comportamento del sistema ciminiera-TMD, in quanto i valori
più bassi dello spostamento si registrano sempre in prossimità
degli stessi valori di W e di xTMD.
Inoltre, nella scelta dei parametri ottimali m, W e xTMD, si
deve tenere presente che:
a) A parità di W e di xTMD, l'aumento della massa del
TMD comporta una progressiva diminuzione dello spostamento massimo.
b)
A parità di m e di xTMD, l'aumento della frequenza del
TMD comporta una progressiva, ma debole, diminuzione dello spostamento
massimo finché non si raggiunge il valore minimo dello
stesso, dopodiché si registra un'inversione di tendenza
con un aumento del valore dello scarto quadratico medio (Figura
5).
c)
A parità di m e di W, l'aumento dello smorzamento del
TMD implica una progressiva diminuzione dello spostamento massimo
fino a raggiungere il valore minimo dello stesso per poi registrare
un'inversione di tendenza (Figura
6).
d)
Il parametro che maggiormente influenza il comportamento della
ciminiera è il rapporto m tra la massa del TMD e la massa
modale: difatti il progressivo aumento del valore di tale parametro
dà luogo a una diminuzione dell'influenza degli altri
due.
L'analisi
della risposta ha portato alla definizione delle formule di
ottimizzazione della frequenza e dello smorzamento del TMD in
funzione del rapporto m tra la massa del TMD e la massa modale:
la validità dei risultati raggiunti è stata poi
confermata confrontando tali formule con quelle "classiche"
proposte da Ormondroyd-Den Hartog, da Luft e da Ayorinde-Warburton
che più spesso vengono riportate in letteratura (Figura
7 e Figura
8). Dal confronto risulta evidente che, soprattutto in corrispondenza
di alti valori di m, le formule classiche tendono a sottostimare
il valore della frequenza del TMD, mentre il valore dello smorzamento
risulta coincidente con quello proposto nel presente lavoro.
L'analisi
è stata poi spostata sull'esame della risposta di diverse
ciminiere contraddistinte da valori dello smorzamento strutturale,
e quindi del numero di Scruton Sc, via via crescenti.
Concordemente a quanto previsto dalle norme del CICIND
(1988), per si sono registrate oscillazioni trasversali, dovute
al distacco dei vortici, dell'ordine di un diametro ed è
stato necessario prevedere l'applicazione di uno smorzatore
a massa accordata alla struttura, mentre per le oscillazioni
trasversali si sono rivelate di ampiezza decisamente più
modesta, in quanto la ciminiera non si trovava più in
condizioni di sincronizzazione (Figura
9 e Figura
10).
In linea di massima si può affermare che già per
valori di m pari all'1% si previene il fenomeno della sincronizzazione
e si registra una riduzione dello spostamento massimo in testa
alla ciminiera di circa 50 volte.
L'aumento della massa del TMD dall'1% al 5% della massa modale
comporta, invece una riduzione dello spostamento di circa 90
volte, migliorando in tal modo del 50% le prestazioni del TMD
(Figura
11 e Figura
12).
Infine,
è stata esaminata l'efficienza degli smorzatori
su ciminiere aventi parametri geometrici diversi e tutte soggette,
in assenza di TMD, al fenomeno della sincronizzazione. Il confronto
tra i dati relativi a cinque ciminiere, con e senza TMD e caratterizzate
da diversi valori della snellezza, hanno portato alla definizione
di un ulteriore criterio di dimensionamento degli smorzatori.
Si è osservato che l'aumento della massa del TMD dal 5%
al 10% della massa modale della ciminiera non porta grandi benefici
in termini di spostamento; così pure l'influenza di W è
pressoché trascurabile, soprattutto per alti valori della
snellezza e dello smorzamento del TMD (Figura
13). Inoltre l'aumento di snellezza viene accompagnato da
un aumento dell'efficacia dello smorzatore (Figura
14). Questa sarà tanto maggiore quanto maggiore è
il valore dello smorzamento del TMD, finché non si raggiunge
il valore ottimo di xTMD oltre il quale si ha un decremento delle
prestazioni. Lo stesso discorso va fatto anche per quanto riguarda
i valori di m e W. C'è infine da rilevare che l'influenza
dei parametri xTMD, m e W decresce al crescere della snellezza.
Puoi
scaricare lo studio completo sulla RISPOSTA
DELLE CIMINIERE AL DISTACCO DEI VORTICI E CONTROLLO MEDIANTE SMORZATORI
A MASSA ACCORDATA cliccando
QUI (5 Mb in formato PDF)
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